La gara tra Milan Lazio si è chiusa in maniera quasi surreale. Lele Adani non ci ha visto più e il suo attacco è stato veramente esagerato.
La notte di San Siro non è stata una semplice partita di cartello. È stata una miscela esplosiva di tensione, nervi tesi, proteste e decisioni arbitrali che hanno inevitabilmente sovrastato il giudizio tecnico sul campo. Il Milan si è imposto 1-0 contro la Lazio grazie a un lampo di Rafael Leao, bravo a insaccare nella ripresa un pallone lavorato da Tomori sul secondo palo. Una vittoria pesante, che ha consolidato la rincorsa rossonera al vertice, ma che è stata subito risucchiata nel gorgo di una coda polemica destinata a fare discutere per giorni. Il momento chiave è arrivato nel cuore del recupero. La Lazio, sbilanciata alla ricerca disperata del pareggio, spinge con tutto ciò che ha. Da un traversone di Tavares nasce un pallone che arriva nel cuore dell’area: Romagnoli anticipa tutti e calcia verso la porta, trovando la deviazione di Pavlovic, colpito sul braccio sinistro a distanza ravvicinata. Per i biancocelesti è rigore senza spazio per interpretazioni; per l’arbitro Collu, chiamato a rivedere l’azione al monitor, il contatto non è sufficiente a giustificare la massima punizione.
Il VAR richiama, la tensione sale, in panchina si incendia ogni nervo disponibile. Massimiliano Allegri protesta furiosamente e viene espulso durante l’on-field review. L’atmosfera è elettrica, quasi irrespirabile. Dopo una lunga analisi, Collu decide che non c’è calcio di rigore: a monte del tocco di braccio viene infatti rilevata una trattenuta di Marusic su Pavlovic, interpretata come fallo antecedente e dunque sufficiente a invalidare qualsiasi valutazione successiva. È una decisione complessa, difficile, che lascia interdetta la Lazio, sconcertato il proprio ambiente e nel gelo i tifosi biancocelesti. Il club sceglie il silenzio stampa come forma ufficiale di protesta. Chi non ha scelto il silenzio però è stato Lele Adani, che attraverso il suo profilo Instagram ha pubblicato una storia a dir poco polemica.
Adani senza filtri: la storia Instagram che accusa Collu e “dichiara morto il mestiere dell’arbitro”
Se il post-partita era già incandescente, a gettare benzina su un incendio già vivo ci ha pensato Lele Adani, che con una storia Instagram ha trasformato il caso Collu in un vero e proprio manifesto contro l’interpretazione arbitrale dell’episodio. L’immagine è fortissima: un cimitero in bianco e nero, un feretro stilizzato, e sopra, a lettere bianche, la frase “Oggi muore ufficialmente il mestiere dell’arbitro”. Accanto, la foto di un uomo in tenuta arbitrale, a rimarcare che il destinatario delle accuse è diretto e inequivocabile. Il testo scelto da Adani è ancora più affilato. L’ex difensore e commentatore premette due concetti che rendono chiara la sua posizione: “Il Milan ha meritato di vincere” e “per me non è mai rigore”. Non c’è dunque partigianeria, non c’è difesa d’ufficio della Lazio.

Adani senza filtri: la storia Instagram che accusa Collu e “dichiara morto il mestiere dell’arbitro” – Calcioin.it (screen Youtube)
Il fulcro della critica è altrove: nell’interpretazione arbitrale che, secondo Adani, sarebbe stata “una scusa per evitare una decisione diretta”, un modo per “scappare dalle proprie responsabilità”. Adani parla di tradimento del mestiere, di credibilità ormai “pari allo zero”, di capolinea professionale. Accusa Collu non per aver negato il rigore in sé, ma per aver costruito – a suo dire – un alibi attraverso il fallo precedente di Marusic, ritenuto dall’opinionista un contatto non sufficiente per annullare l’azione. Il messaggio è chiaro: nel valutare un episodio così decisivo, un arbitro deve assumersi la responsabilità della scelta, non rifugiarsi in appigli tecnici percepiti come pretesti. Per Adani, il rigore semplicemente non c’era e perdere sei minuti in quel modo è stato raccapricciante.
Adani va fuori giri su Milan-Lazio: ha davvero esagerato - Calcioin.it (screen Youtube)






